La coppia ha il suo specialista: l’andrologo.
Il deficit erettile ( D E ) così come è definito dal National Institutes of Health consiste nella persistente incapacità di raggiungere e mantenere un’ erezione valida per un tempo sufficiente al completamento di un soddisfacente rapporto sessuale completo. L’aumento della prevalenza di tale patologia nei paesi industrializzati è dovuto all’incremento dell’età media della popolazione maschile ed alla ricerca, talora esasperata, di migliori standard di benessere, tra questi, con un ruolo sempre più determinante, la salute sessuale. Che il maschio affetto da deficit erettile sia in una condizione sicuramente non esaltante dal punto di vista psicologico, con evidenti ricadute sulla qualità della vita di relazione ( famiglia, lavoro, amicizie ecc.), lo si conosce da tempo. Che l’interesse della comunità scientifica a far emergere tale patologia, relegata com’era in un tunnel di depressione, ignoranza e vergogna, lo si può cogliere ogni giorno sui mass media. Che si siano compiuti passi da gigante nella diagnosi e soprattutto nella terapia dell’impotenza con la scoperta di molecole efficaci, è anch’esso noto. Non si conosce invece una conseguenza importante del deficit erettile: il disagio femminile qualora il proprio patner non ha una soddisfacente vita sessuale. Da uno studio internazionale ( FEMALES ) si è potuto evidenziare il forte impatto negativo della D E sulla vita sessuale della patner. La donna subisce una rilevante riduzione dell’ attività sessuale caratterizzata da calo del desiderio, disordini dell’ eccitazione e della fase dell’orgasmo.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 25 Novembre 2009 14:20)
